Lo sport lucano piange Donato Sabia, due volte finalista olimpico - I AM CALCIO POTENZA

Lo sport lucano piange Donato Sabia, due volte finalista olimpico

Donato Sabia alle Olimpiadi di Seul 1988
Donato Sabia alle Olimpiadi di Seul 1988
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Il Coronavirus ha colpito la quindicesima vittima in Basilicata. E' Donato Sabia, anni 56, potentino, uno dei più grandi interpreti della storia dell’atletica leggera italiana sulla nobilissima specialità degli 800 metri. Sabia era nato a Potenza l'11 settembre 1963. Oggi presidente del comitato regionale della Basilicata della Fidal, deteneva la terza prestazione italiana di tutti i tempi negli 800 metri - con 1'43"88 - dietro a Marcello Fiasconaro e Andrea Longo. Aveva fatto, inoltre, l'undicesima prestazione italiana assoluta sui 400 metri, con 45"73. È stato primatista mondiale sui 500 metri (con il tempo di 1'00"08), rimasto imbattuto per circa 29 anni. Lo aveva stabilito a Busto Arsizio il 26 maggio 1984. Oltre alla partecipazione alle finali olimpiche di Los Angeles '84 e Seoul '88 e alla vittoria negli Europei indoor di Goteborg '80, Donato Sabia fu quinto nella finale della staffetta 4x400 ai Campionati mondiali di atletica leggera che si svolsero a Helsinki nel 1983.

Era ricoverato da ricoverato in terapia intensiva all'ospedale "San Carlo" di Potenza, dove purtroppo pochi giorni fa era morto anche il padre. Amico e compagno di allenamenti di Pietro Mennea con cui condivise il posto in alcune staffette 4x400 e, al centro olimpico di Formia, la guida tecnica di Carlo Vittori diventando uno dei pochi mezzofondisti allenati dal celebre coach ascolano prima di passare a Sandro Donati. 

"Nel 1987 ero in ripresa - aveva dichiarato in una recentissima intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno - e arrivai secondo alla Coppa Europa di Praga sotto la guida di Sandro Donati. Poi l’ennesimo infortunio. Mi proposero di ricorrere al doping per continuare la carriera. Dissi “no” e denunciai il fatto dopo la conferenza stampa di presentazione della squadra per i mondiali di Roma quando un giornalista chiese al Ct della nazionale che fine avesse fatto Sabia: ”Si è infortunato, gli abbiamo proposto di aiutarlo, ma non si è fatto aiutare. Ha paura del confronto con il pubblico italiano”. Non finì lì. L’Espresso raccolse la mia denuncia. In realtà avevo detto “no” al doping, un “aiuto” a quei tempi quasi “istituzionalizzato”. E da allora mi chiusero tutte le porte".

Sabia aveva continuato a lavorare nel suo mondo, prima come coach della nazionale olimpica maltese, poi come responsabile dell’Ufficio Sport del Comune di Potenza e presidente della Federatletica della Basilicata, incarico che aveva lasciato lo scorso anno. 

Biagio Bianculli