Picerno, Mele: "Mitro e Curcio nella storia Complimenti al Grumentum" - I AM CALCIO POTENZA

Picerno, Mele: "Mitro e Curcio nella storia Complimenti al Grumentum"

Il team manager Antonio Mele
Il team manager Antonio Mele
PotenzaSerie D Girone H

Era il 24 aprile 2017 quando all'indomani della sua penultima gara da calciatore (Grumentum Val d'Agri-Murese 0-0, ndr) aveva annunciato pubblicamente il suo addio al calcio. Ma allo stesso tempo in quel giorno nell'intervista a noi rilasciata (LEGGI QUI https://potenza.iamcalcio.it/article/92405/grumentum-val-dagri-antonio-mele-annuncia-laddio-al-calcio.html) Antonio Mele, attuale team manager del Picerno, aveva previsto due eventi che a due anni di distanza si sono verificati. Questa circostanza ci ha portato inevitabilmente a intervistarlo nuovamente e a scambiare quattro chiacchiere.

Nel giorno del tuo addio al calcio avevi pronosticato due eventi. Che il Picerno non si sarebbe fermato alla D e che il Grumentum Val d'Agri sarebbe andato oltre l'Eccellenza. Dopo due anni tutto si è trovato.

"Si per caso ieri ho ritrovato quell'intervista e devo dire che ci avevo visto lungo. Ripeto il direttore Mitro e il presidente Curcio insieme hanno creato un qualcosa di incredibile. Sono contento anche per il Grumentum Val d'Agri ed il presidente Petraglia. Ora però arriva la prova del nove".

Per la prova del nove intendi una salvezza e quindi una speranza di sfatare il tabù delle altre lucane?

"Prova del nove perché adesso il Picerno è nei professionisti e sarà una serie C che sa tanto di serie B. Basti pensare al Bari e se dovessero esserci l'Avellino e il Foggia che è impelagato nella lotta salvezza. Invece adesso il Grumentum Val d'Agri si dovrà confrontare con squadre blasonate come il Casarano, la Fidelis Andria, il Savoia e se non verrà ripescato il Taranto. L'organizzazione sarà fondamentale in serie D e in questo girone non si può sbagliare nulla".

Cosa ti ha insegnato questo campionato di D e quali errori devono evitare le lucane vincenti i tornei di Eccellenza?

"In serie D devi essere bravo a fare subito le scelte giuste. A volte anche dolorose. Non ci si può affezionare e poi ripeto bisogna avere un organizzazione da professionisti, non trascurando nulla partendo dallo staff tecnico, passando dallo staff medico fino alla società. I ruoli devono essere chiari e soprattutto è necessario affidarsi a persone per bene. Ci sono migliaia di agenti di calciatori e direttori ma bisogna trovare i giocatori adatti alla realtà, ma cosa più importante bisogna conoscere i calciatori. Non ho mai sentito un agente di calciatori dire non prendere il mio calciatore perché non è adatto a quell'ambiente".

Gli agenti dei calciatori sono un male o un bene per queste categorie?

"Mio cugino è un agente, mio zio lavora per Corvino. Quindi assolutamente non sono un male. Sono un elemento che può giocare a favore di una società o contro. Bisogna essere bravi a saper giocare le proprie carte. Il direttore Mitro per me è in questo un docente. Vorrei poter diventare bravo quanto lui in questo ma credimi mi accontento anche della metà. Per me è come andare all'università con lui accanto. Ogni giorno imparo una cosa nuova. Mio cugino nel suo entourage può contare anche su calciatori di serie A e B- Parliamo di professionisti veri non improvvisati".

Passare dal campo alla scrivania che effetto ti ha fatto?

"Ti dico la verità. Non mi manca il campo. Io amo guardare le partite e vedere i calciatori da sempre. Ho un quaderno dove segno tutti quelli che mi impressionano con le caratteristiche accanto. Da quando giocavo sono mosso dalla voglia di imparare e migliorare e soprattutto mi piace confrontarmi. Col mister Giacomarro lo faccio quotidianamente e imparo la sua filosofia di calcio completamente diversa da tutto il resto e soprattutto con mister Tramutola da maggio scorso ho stabilito un rapporto fraterno. Credetemi di questo miracolo sportivo lui è uno dei cardini insieme a Renato Claps, Felice Ragone e Tonino Nolè. Professionisti in tutti i sensi".

Per la prossima stagione speri in una riconferma?

"Non so cosa mi aspetta domani a livello calcistico. L'ho detto due anni fa tornare e vincere a Picerno era il mio obiettivo. Adesso con serenità col direttore si sceglierà cosa fare. Sarei contento di poter rimanere ed è normale. Ma a prescindere da quel che avverrà, io sarò sempre grato ad Enzo Mitro e Donato Curcio perché calcisticamente mi hanno dato la possibilità di essere ricordato per sempre come parte della favola Picerno. Perché di questo si tratta di una delle più belle pagine calcistiche della regione. Mi si consenta di dire una cosa: dietro questa favola c'è gente come Maurizio Calabrese, Rocco e Michele Capece, Bruno Giardinetti, Michele Qualiano e tutti gli altri dirigenti che hanno tolto parte del loro tempo libero e non solo per far sì che tutto questo accadesse".

Si potranno ripetere a tuo avviso delle favole Picerno in Basilicata?

"Lo spero. Come spero che il potenza vada in B. Se si vuole far crescere il calcio in questa ragione bisogna essere anche un po' visionari. Il presidente Curcio a giugno nella conferenza stampa di presentazione chiese 80 punti. In quel momento mi veniva difficile anche solo sognarli e invece lui da uomo vincente aveva già tracciato il sentiero da seguire insieme al direttore. E noi eravamo inconsapevolmente destinati a scrivere questa storia che sarà tramandata da padre in figlio negli anni".

Biagio Bianculli

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